Test Orbea Wild LT RS con Avinox

marco

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ah ok...
allora forse perchè lo sopportano le celle della batteria avinox da 700?
non credevo ci fosse un rapporto tra prestazione motore e batteria. oppure hanno chiesto permesso a avinox stessa che gli ha sbloccato 200 Nm

è la batteria

 

wally73

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è la batteria

che bestia la ATHERTON 180/170 !!
 

Floyd

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Sì, @Steve Ude aveva ricevuto una L ma alla fine l'ha cambiata per una M (è alto come me)
Vi porto la mia testimonianza se può aiutare: io sono 175 con braccia lunghe e la L del mio amico di uscite, che ha montato uno stem hope da 20mm mi sta perfetta. @Steve Ude secondo me ha optato per una M per la competizione, ove una bici più corta su terreni a vista forse gli dava più sicurezza, ma anche la rallon che porta mi sembra taglia L. Da considerare che il carro è uguale per tutte le taglie, per cui quello che varia alla fine è solo il trinagolo anteriore.
 

Oettam20

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Buongiorno, ma in discesa come si comporta ? Se qualcuno è passato o ha provato una Amflow pl molla e forca da 170 vale la pena ??? Grazie
La mia opinione, su una Wild M10 LT, la avevo scritta in un altro thread ed è questa:

In salita

In discesa

In Discesa

Quando si raggiunge la vetta e si abbassa il reggisella, la Wild non si nasconde più dietro la fama dell'Avinox e rimane nuda su due ruote e una ciclistica :heart_eyes: . Ed è qui che è libera di esprimere il suo nuovo carattere da atleta di parkour, con tanta agilità e voglia di staccare le ruote da terra, in una parola: DINAMICA.

Ovviamente in considerazione del segmento di applicazione Enduro. Dove quella precedente rimaneva più granitica e imperturbabile agli impulsi più lievi dati col corpo, questa reagisce meglio e risponde con più prontezza alle pompate di gambe, ai cambi di traiettoria o agli alleggerimenti dell’avantreno e del retrotreno. L'axle path tendenzialmente verticale elimina quella sensazione di “sonnolenza” tipica dei sistemi molto vincolati o high-pivot, contraccambiando con una risposta più naturale e diretta ai movimenti del rider.

Soprattutto in discesa, il retrotreno è l’elemento che è migliorato maggiormente in questa bici. Fluido, lineare nella risposta, sensibilissimo sulle piccole asperità ma senza arrivare troppo presto ai fondocorsa e, allo stesso tempo, sostenuto da metà corsa in avanti grazie all'aumentato leverage ratio. Il pedal kickback è talmente contenuto, addirittura circa un solo grado con la catena sul pignone da 10 denti, che nelle prime discese ero quasi convinto fosse installato il meccanismo DEG sulle ruote DT Swiss, tanto da smontare la ruota per controllare il mozzo. Invece niente DEG: quella sensazione di sospensione così libera e svincolata dai pedali arriva proprio dalla nuova cinematica della Wild. Un vero miglioramento, una sensazione quasi da ammortizzatore a molla. Sicuramente parte del miglioramento va attribuita anche al rinnovato Float X2, ma le sensazioni di questo carro non le ho mai avute sulla versione precedente.

Quando la discesa curva secca e ci si attacca ai freni, appare un'altra caratteristica sottolineata con “stupore” da Fil Palmer: l'anti-rise di circa 53%. Con un valore relativamente basso, la sospensione posteriore rimane abbastanza attiva in frenata e tende meno a comprimersi per effetto del freno. Ma anche questa caratteristica, seppur percepibile, si traduce in un maggior lavoro della sospensione posteriore in frenata che, se coadiuvata da uno spostamento del carico del rider, dona tanto grip sulla gomma posteriore anche in questo frangente.

Per contro, la bici ha una maggiore sensibilità ai cambi di peso tra anteriore e posteriore e un maggiore beccheggio. Questo lo si può sfruttare a proprio favore oppure subirlo, se non si è particolarmente dinamici nella guida. Ecco, forse in ottica racing questa grande attività della sospensione riduce un po' il supporto e la prontezza quando si vuole uscire forte da una curva pedalando: si avverte una prima fase dove un po' di potenza viene dispersa nell'affondamento e solo dopo viene scaricata tutta in avanzamento. Sono frazioni di secondo, sensazioni più che reale fastidio, e comunque solo in un'ottica da tempo in prova speciale. Ho provato a compensare questa reattività con un po' più di freno in compressione, ma alla fine sono tornato indietro perché, a fronte di piccoli miglioramenti in uscita di curva, comprometteva tutti gli altri aspetti.

Inoltre, sotto al manubrio scorrono gli steli di una rinnovata Fox 38 MY27 che quest’anno lavora con pressioni mediamente inferiori di 18/20 PSI a parità di SAG e ha fatto uno sforzo per sembrare più una Zeb, con un supporto in compressione mediamente inferiore. Anche qui, più libero e dinamico. Il risultato complessivo è una bici che varia maggiormente il proprio assetto sotto accelerazioni, frenate e spostamenti del rider, ma che proprio per questo può essere caricata, compressa e fatta reagire con maggiore facilità.

In Conclusione

La precedente Wild era quasi monolitica, e chi ha avuto il piacere di provare le prime Honda da cross col telaio in alluminio sa cosa voglio dire: quella sensazione di imperturbabilità che ti faceva sempre sentire un po’ appeso e al servizio della bici, perché tanto lei sarebbe andata dritta al nodo e tu avresti dovuto assecondarla.

Con questa nuova versione, invece, lei è più trasparente, più affiatata col rider e non è lei a dettare lo stile di guida, ma anzi è più pronta ad assecondare come il rider vuole guidare: più leggera e salterina se il rider lo vuole, o più dritta e schiacciasassi se invece è questo che il rider desidera.

Il bello di questa Wild rimane comunque la polivalenza, e qui la parola “dinamica” assume un altro significato. Pur essendo un’endurona pronta ai percorsi più di merda che uno possa pensare, quando sei sul flow o su pendenze in discesa non a doppia cifra, lei è comunque divertente. Non è una di quelle bici che hanno bisogno della Black Snake in Val di Sole per ravvivarsi.

La nuova Wild LT è una tuttofare incredibilmente divertente in un range di situazioni molto ampio.

E forse è proprio questa la differenza più evidente rispetto alla precedente: non necessariamente fa tutto meglio perché è più stabile o più “piantata”, ma perché lascia più possibilità al rider di interpretare con la propria quida il significato della parola DINAMICA.
 
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La mia opinione, su una Wild M10 LT, la avevo scritta in un altro thread ed è questa:

In salita

In discesa

In Discesa

Quando si raggiunge la vetta e si abbassa il reggisella, la Wild non si nasconde più dietro la fama dell'Avinox e rimane nuda su due ruote e una ciclistica :heart_eyes: . Ed è qui che è libera di esprimere il suo nuovo carattere da atleta di parkour, con tanta agilità e voglia di staccare le ruote da terra, in una parola: DINAMICA.

Ovviamente in considerazione del segmento di applicazione Enduro. Dove quella precedente rimaneva più granitica e imperturbabile agli impulsi più lievi dati col corpo, questa reagisce meglio e risponde con più prontezza alle pompate di gambe, ai cambi di traiettoria o agli alleggerimenti dell’avantreno e del retrotreno. L'axle path tendenzialmente verticale elimina quella sensazione di “sonnolenza” tipica dei sistemi molto vincolati o high-pivot, contraccambiando con una risposta più naturale e diretta ai movimenti del rider.

Soprattutto in discesa, il retrotreno è l’elemento che è migliorato maggiormente in questa bici. Fluido, lineare nella risposta, sensibilissimo sulle piccole asperità ma senza arrivare troppo presto ai fondocorsa e, allo stesso tempo, sostenuto da metà corsa in avanti grazie all'aumentato leverage ratio. Il pedal kickback è talmente contenuto, addirittura circa un solo grado con la catena sul pignone da 10 denti, che nelle prime discese ero quasi convinto fosse installato il meccanismo DEG sulle ruote DT Swiss, tanto da smontare la ruota per controllare il mozzo. Invece niente DEG: quella sensazione di sospensione così libera e svincolata dai pedali arriva proprio dalla nuova cinematica della Wild. Un vero miglioramento, una sensazione quasi da ammortizzatore a molla. Sicuramente parte del miglioramento va attribuita anche al rinnovato Float X2, ma le sensazioni di questo carro non le ho mai avute sulla versione precedente.

Quando la discesa curva secca e ci si attacca ai freni, appare un'altra caratteristica sottolineata con “stupore” da Fil Palmer: l'anti-rise di circa 53%. Con un valore relativamente basso, la sospensione posteriore rimane abbastanza attiva in frenata e tende meno a comprimersi per effetto del freno. Ma anche questa caratteristica, seppur percepibile, si traduce in un maggior lavoro della sospensione posteriore in frenata che, se coadiuvata da uno spostamento del carico del rider, dona tanto grip sulla gomma posteriore anche in questo frangente.

Per contro, la bici ha una maggiore sensibilità ai cambi di peso tra anteriore e posteriore e un maggiore beccheggio. Questo lo si può sfruttare a proprio favore oppure subirlo, se non si è particolarmente dinamici nella guida. Ecco, forse in ottica racing questa grande attività della sospensione riduce un po' il supporto e la prontezza quando si vuole uscire forte da una curva pedalando: si avverte una prima fase dove un po' di potenza viene dispersa nell'affondamento e solo dopo viene scaricata tutta in avanzamento. Sono frazioni di secondo, sensazioni più che reale fastidio, e comunque solo in un'ottica da tempo in prova speciale. Ho provato a compensare questa reattività con un po' più di freno in compressione, ma alla fine sono tornato indietro perché, a fronte di piccoli miglioramenti in uscita di curva, comprometteva tutti gli altri aspetti.

Inoltre, sotto al manubrio scorrono gli steli di una rinnovata Fox 38 MY27 che quest’anno lavora con pressioni mediamente inferiori di 18/20 PSI a parità di SAG e ha fatto uno sforzo per sembrare più una Zeb, con un supporto in compressione mediamente inferiore. Anche qui, più libero e dinamico. Il risultato complessivo è una bici che varia maggiormente il proprio assetto sotto accelerazioni, frenate e spostamenti del rider, ma che proprio per questo può essere caricata, compressa e fatta reagire con maggiore facilità.

In Conclusione

La precedente Wild era quasi monolitica, e chi ha avuto il piacere di provare le prime Honda da cross col telaio in alluminio sa cosa voglio dire: quella sensazione di imperturbabilità che ti faceva sempre sentire un po’ appeso e al servizio della bici, perché tanto lei sarebbe andata dritta al nodo e tu avresti dovuto assecondarla.

Con questa nuova versione, invece, lei è più trasparente, più affiatata col rider e non è lei a dettare lo stile di guida, ma anzi è più pronta ad assecondare come il rider vuole guidare: più leggera e salterina se il rider lo vuole, o più dritta e schiacciasassi se invece è questo che il rider desidera.

Il bello di questa Wild rimane comunque la polivalenza, e qui la parola “dinamica” assume un altro significato. Pur essendo un’endurona pronta ai percorsi più di merda che uno possa pensare, quando sei sul flow o su pendenze in discesa non a doppia cifra, lei è comunque divertente. Non è una di quelle bici che hanno bisogno della Black Snake in Val di Sole per ravvivarsi.

La nuova Wild LT è una tuttofare incredibilmente divertente in un range di situazioni molto ampio.

E forse è proprio questa la differenza più evidente rispetto alla precedente: non necessariamente fa tutto meglio perché è più stabile o più “piantata”, ma perché lascia più possibilità al rider di interpretare con la propria quida il significato della parola DINAMICA.
chissà a parità di allestimento quanto è la differenza di peso tra la WILD Bosch e la WILD Avinox
 

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