Ecco un estratto di un bel approfondimento giornalistico fatto da e-mtb review su AM Flow
Reduce dal Sea Otter, racconta di aver incontrato il team Avinox e di aver avuto un confronto molto aperto: molti di loro seguono già il canale e si sono dimostrati disponibili a condividere informazioni.
Questo ha permesso di capire chi c’è dietro al brand, come lavorano, che approccio hanno e quale direzione stanno prendendo.
Il tutto arricchito da alcuni aneddoti che rendono il racconto più leggero e interessante.
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Le origini (2022)
Nel 2022, in pieno bike boom, i fondatori di DJI, appassionati anche di ciclismo, si pongono una domanda semplice: perché non sviluppare un prodotto per il mondo bike?
La riflessione è diretta: hanno già tecnologia avanzata, competenze ingegneristiche e risorse. Quindi perché non realizzare un motore per e-bike?
Viene scelto un giovane ingegnere, Joey, proveniente dal team che lavorava sui droni cargo, affiancato da un piccolo gruppo di tecnici. A loro viene dato un mandato chiaro: definire il prodotto e costruire un motore e-bike da zero.
Parallelamente viene coinvolta una figura europea, un tedesco di nome Perdin, anch’egli interno a DJI e biker esperto. Il suo ruolo è quello di interfaccia con il mercato: vendere il motore e trasmettere al team tecnico le esigenze reali dei rider.
Il progetto parte con entusiasmo. Tuttavia, pur avendo grande competenza tecnica, il team si trova a muoversi in un settore completamente nuovo per loro.
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Difficoltà iniziali e scetticismo
Le prime fasi sono estremamente difficili. Il team non conosce ancora le dinamiche del mondo bici e fatica a trovare una direzione chiara.
Nonostante abbiano un metodo solido di sviluppo prodotto, nel settore non vengono presi sul serio. Il motore passa attraverso numerose iterazioni, ma il problema principale resta l’accettazione da parte dell’industria.
Il modello di business è chiaro: DJI sviluppa il motore, mentre i produttori di biciclette costruiscono i telai attorno ad esso. Tuttavia, quando il team europeo prova a proporlo agli OEM, le risposte sono quasi sempre negative.
Spesso non ricevono risposta, oppure vengono ignorati. Su molte chiamate, solo una porta a un contatto reale. Anche ottenere un semplice meeting è complicato.
Quando riescono a presentare il prodotto, incontrano forte scetticismo: caratteristiche come la ricarica veloce, l’elevata coppia o soluzioni innovative non vengono comprese o ritenute inutili.
In alcuni casi, le reazioni sono apertamente negative. Un episodio emblematico racconta di un interlocutore più interessato a ottenere un drone gratuito che al motore stesso.
È una fase di grande difficoltà, in cui il progetto fatica a trovare spazio.
La svolta arriverà solo più avanti, in occasione di un evento chiave.
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La svolta Eurobike 2024
Circa nove mesi prima di Eurobike 2024, il team decide di ripartire completamente da zero. Nonostante il lavoro già fatto, i fondatori di DJI spingono per un reset totale del progetto.
Arrivati all’ottava versione del motore, emerge finalmente qualcosa di convincente. A questo punto decidono di portarlo fuori dal laboratorio e montarlo su biciclette reali.
Joey si occupa personalmente di gran parte del lavoro: modifica, installa e adatta i motori manualmente. Le risorse sono limitate e il team è ancora molto piccolo.
Alla fine riescono a preparare soltanto cinque bici, che vengono portate a Eurobike 2024.
Le prove avvengono direttamente lì, in fiera, nell’area esterna (parcheggio).
Inizialmente i test sono brevi e poco strutturati, ma succede qualcosa di inaspettato.
Chi prova la bici rimane colpito. Le reazioni sono entusiaste, e rapidamente si formano code sempre più lunghe. Si arriva a tempi di attesa fino a due ore.
Il fatto di avere solo cinque bici amplifica il fenomeno: la scarsità crea interesse e curiosità.
A quel punto il settore inizia a reagire. Prima si avvicinano produttori e dealer, poi anche i consumatori. Il passaparola si diffonde rapidamente e sempre più persone vogliono provare il sistema.
Molti si rendono conto di essersi persi qualcosa.
Dopo l’evento, tornati a Shenzhen, il team viene sommerso da richieste. In pochissimo tempo passano da una situazione di scetticismo totale a un forte interesse globale.
Oggi il team conta circa 150 persone, con una crescita prevista fino a circa 500 nel breve periodo, segno di un’espansione molto rapida del progetto.
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Strategia doppia e bici Amflow
Vista la difficoltà iniziale nel convincere i produttori a utilizzare il loro motore, DJI decide di cambiare strategia.
Nasce così Amflow, un marchio di biciclette interno, pensato per mostrare direttamente il potenziale del sistema.
Da quel momento adottano un approccio doppio:
* continuare a vendere il motore ai brand
* sviluppare e commercializzare bici proprie
La prima bici è la PL, equipaggiata con il motore M1.
Viene presentata nel 2025 e successivamente lanciata anche negli Stati Uniti.
Non è un prodotto perfetto, ma presenta caratteristiche molto interessanti: è leggera, ha un design pulito e soprattutto monta un motore considerato nettamente superiore alla media.
La bici nel complesso funziona bene, pur avendo alcuni limiti. Tuttavia, offre una base molto solida su cui costruire.
Secondo le informazioni riportate, il sistema raggiunge circa 30.000 unità vendute nel primo anno.
I piccoli produttori, più flessibili, riescono ad adottare il motore più rapidamente rispetto ai grandi marchi, sviluppando bici dedicate in tempi ristretri e suscitando un grande interesse nel mercato.
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Il lancio dei motori M2 e M2S
Ci si aspettava che un aggiornamento del motore arrivasse più avanti, magari nel 2027 o 2028. Invece no: già ad aprile 2026, quindi in meno di un anno, il motore viene aggiornato.
DJI introduce due nuovi motori. Se prima esisteva l’M1, ora arrivano l’M2 e l’M2S, accompagnati anche da diverse nuove batterie.
La cosa interessante è che mantengono lo stesso form factor: stessa dimensione, stesso ingombro, peso quasi identico, con differenze minime di pochi grammi. Nonostante questo, riescono ad aumentare la coppia di circa il 45%.
Questo viene percepito come qualcosa di impressionante. Oltre a questo, vengono introdotte nuove funzionalità, tra cui anche la navigazione integrata.
Arrivano anche nuove batterie, incluse versioni removibili, e un nuovo posizionamento di prezzo legato proprio a queste configurazioni.
Il ritmo di sviluppo è definito quasi “spaventoso” per quanto è rapido.
Un’altra innovazione riguarda la batteria per le piattaforme ultraleggere e ad alte prestazioni (indicate come PX). Il team decide di sviluppare internamente anche questo componente.
Realizzano quindi una batteria proprietaria, costruita secondo specifiche proprie, progettata per integrarsi perfettamente nel tubo obliquo.
L’obiettivo è chiaro: telai con down tube più sottili e puliti. Per questo la batteria assume una forma specifica, non perfettamente rotonda, perché deve adattarsi agli spazi interni lasciando posto anche ai cablaggi.
La soluzione è modulare: più unità vengono combinate tra loro. Impilandone nove si arriva a una capacità di circa 700 Wh.
Il risultato è una batteria molto interessante, che dimostra ancora una volta la velocità e la direzione dello sviluppo tecnologico del progetto.