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Vediamo chi può trarre vantaggio dalle pedivelle corte, e chi è ben consigliato a tenerle lunghe.
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Testo
<blockquote data-quote="Oettam20" data-source="post: 562145" data-attributes="member: 310"><p>Da un punto di vista prettamente teorico ma anche pratico in statica la cosa regge. Fatti spingere da davanti da qualcuno a gambe larghe o a gambe strette e vedi quanta facilità riesci a stare in equilibrio con le due differenti basi di appoggio.</p><p>Da un punto di vista di guida MTB non escludo che nel tuo caso hai avuto sensazioni migliori con le pedivelle corte in discesa. Nel mio caso mi ha un po destabilizzato le prime volte avvertivo che dovessi dipendere più dal manubrio per trovare la centralità. Ma di sicuro sono sfumature di guida e dipende dalla tue abitudini, proporzioni corporee e caratteristiche soggettive di guida.</p><p></p><p></p><p>Lo sforzo inteso come dispendio energetico sarà lo stesso a parità di Watt e quindi sarà lo stesso l'affaticamento generale. Ma con una pedivella piu corta ed una cadenza più alta, il carico sui muscoli sarà inferiore e quello sul sistema cardiocircolatorio superiore. Ecco perché ad esempio Pogacar, che ha un sistema cardiocircolatorio incredibile con V02max da record, usa pedivelle da 165mm anche se ha una FTP di 450 watt e 600 watt li riesce a tenere probabilmente per svariati minuti Cosi affatica meno localmente le gambe, recupera prima gli sforzi e questo è un vantaggio sopratutto in competizioni di 3 settimane come il TDF ecc. Non ha bisogno di pedivelle lunghe per generare potenze assurde.</p><p></p><p>Se interessa approfondire l'argomento qui trovate delle "interessanti" <img src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP///yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7" class="smilie smilie--sprite smilie--sprite112" alt=":D" title="Big Grin :D" loading="lazy" data-shortname=":D" /> ricerche ma siamo super OT:</p><p></p><ul> <li data-xf-list-type="ul"><strong>Martin & Spirduso (2001)</strong> – <em>Determinants of maximal cycling power: crank length, pedaling rate and pedal speed</em> (Eur J Appl Physiol). Hanno testato più lunghezze (molto ampio range) e mostrano che <strong>la massima potenza non cresce con pedivelle più lunghe</strong>; </li> <li data-xf-list-type="ul"><strong>Barratt et al. (2011)</strong> – <em>Effect of crank length on joint-specific power during maximal cycling</em> (Med Sci Sports Exerc). Concludono che, una volta considerati pedaling rate/pedal speed, <strong>la lunghezza pedivella non è un fattore importante nel determinare la massima potenza</strong> </li> <li data-xf-list-type="ul"><strong>Reynolds et al. (2025)</strong> – <em>The impact of minor crank length adjustments…</em> (pubblicazione su Taylor & Francis / University of Derby). Su variazioni “commerciali” tipiche (±5 e ±10 mm) riportano che <strong>non c’è effetto sulla potenza media</strong> nel test (4 minuti)</li> <li data-xf-list-type="ul"><strong>Li et al. (2025)</strong> – studio su 165/170/175 mm in ciclisti amatori di buon livello: risultati coerenti con <strong>impatto minimo su performance/efficienza</strong>, con differenze più su <strong>fatica percepita</strong> che su output prestativo.</li> </ul></blockquote><p></p>
[QUOTE="Oettam20, post: 562145, member: 310"] Da un punto di vista prettamente teorico ma anche pratico in statica la cosa regge. Fatti spingere da davanti da qualcuno a gambe larghe o a gambe strette e vedi quanta facilità riesci a stare in equilibrio con le due differenti basi di appoggio. Da un punto di vista di guida MTB non escludo che nel tuo caso hai avuto sensazioni migliori con le pedivelle corte in discesa. Nel mio caso mi ha un po destabilizzato le prime volte avvertivo che dovessi dipendere più dal manubrio per trovare la centralità. Ma di sicuro sono sfumature di guida e dipende dalla tue abitudini, proporzioni corporee e caratteristiche soggettive di guida. Lo sforzo inteso come dispendio energetico sarà lo stesso a parità di Watt e quindi sarà lo stesso l'affaticamento generale. Ma con una pedivella piu corta ed una cadenza più alta, il carico sui muscoli sarà inferiore e quello sul sistema cardiocircolatorio superiore. Ecco perché ad esempio Pogacar, che ha un sistema cardiocircolatorio incredibile con V02max da record, usa pedivelle da 165mm anche se ha una FTP di 450 watt e 600 watt li riesce a tenere probabilmente per svariati minuti Cosi affatica meno localmente le gambe, recupera prima gli sforzi e questo è un vantaggio sopratutto in competizioni di 3 settimane come il TDF ecc. Non ha bisogno di pedivelle lunghe per generare potenze assurde. Se interessa approfondire l'argomento qui trovate delle "interessanti" :D ricerche ma siamo super OT: [LIST] [*][B]Martin & Spirduso (2001)[/B] – [I]Determinants of maximal cycling power: crank length, pedaling rate and pedal speed[/I] (Eur J Appl Physiol). Hanno testato più lunghezze (molto ampio range) e mostrano che [B]la massima potenza non cresce con pedivelle più lunghe[/B]; [*][B]Barratt et al. (2011)[/B] – [I]Effect of crank length on joint-specific power during maximal cycling[/I] (Med Sci Sports Exerc). Concludono che, una volta considerati pedaling rate/pedal speed, [B]la lunghezza pedivella non è un fattore importante nel determinare la massima potenza[/B] [*][B]Reynolds et al. (2025)[/B] – [I]The impact of minor crank length adjustments…[/I] (pubblicazione su Taylor & Francis / University of Derby). Su variazioni “commerciali” tipiche (±5 e ±10 mm) riportano che [B]non c’è effetto sulla potenza media[/B] nel test (4 minuti) [*][B]Li et al. (2025)[/B] – studio su 165/170/175 mm in ciclisti amatori di buon livello: risultati coerenti con [B]impatto minimo su performance/efficienza[/B], con differenze più su [B]fatica percepita[/B] che su output prestativo. [/LIST] [/QUOTE]
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