@biker10 grazie per il tuo contributo, ogni punto di vista per muoversi da questa situazione di stallo è ben accetto!
Così però ribaltiamo completamente la realtà delle cose. Dire che "pretendo troppo" quando chiedo una dichiarazione scritta sulla sicurezza del mio mezzo non ha alcun senso, né logico né legale.
Se un brand di quel livello analizza una bici in seguito a una segnalazione di crepa sul cannotto di sterzo, ha l'obbligo professionale di rilasciare una perizia scritta che attesti cosa hanno riscontrato. Un'azienda seria certifica il proprio lavoro, punto. Soprattutto nell'ambito della sicurezza.
So già quale sarà la prossima obiezione: "Beh, loro la soluzione per essere sicuri te l'hanno data, ovvero spedire il telaio in Spagna. Sei tu che non vuoi farlo!".
Chiariamo anche questo:
io ho già fatto controllare la bici da un loro centro assistenza ufficiale e non mi sto affatto rifiutando di far controllare ulteriormente la bici.
Io ho dato massima disponibilità nei controlli e fornito tutta la documentazione richiesta. Non sono stati in grado di fare una diagnosi definitiva e non hanno certificato la sicurezza della Wild.
Se Orbea vuole portarsi il telaio in Spagna per radiografarlo, per me va benissimo. Per quanto io sia stranito da questa situazione in cui per una e-mtb di fascia alta, di un brand così prezzato e in un mercato importante come l'Italia, non ci siano i mezzi per dare una risposta chiara e univoca... per me, se lo ritengono necessario, possono inviarla anche sulla Stazione Spaziale Internazionale per tutti i controlli del caso!
Il problema insormontabile è la condizione economica assurda che mi hanno prospettato: "Se lo spediamo e la casa madre stabilisce che quella crepa — che sia nella vernice o nel carbonio — dipende da un fattore esterno, paghi tutto tu di tasca tua (smontaggio, rimontaggio, controlli, logistica e gestione internazionale)".
Come consumatore ho diritto alla verifica del difetto totalmente senza spese. Non esiste che io debba rischiare di pagare centinaia di euro di tasca mia solo perché (incredibile!) un colosso della Bike Industry non è strutturato e non ha uno strumento diagnostico e/o tecnici abilitati in Italia per stabilire sul posto se il danno è strutturale o causato da un impatto, decidendo di fare un viaggio transnazionale a mio rischio economico. E nel frattempo lasciandomi a piedi dopo aver sborsato un discreto quantitativo di euro per l'acquisto.
Se Orbea vuole fare una verifica approfondita in sede per scagionarsi, sono liberissimi di farlo, ma devono assumersene l'onere economico e non usarlo come un ricatto per bloccare la mia richiesta di garanzia. Altrimenti questa pratica comincia ad assomigliare ad un indebito condizionamento.
Il problema non è il diritto all'attivazione della garanzia in sé, ma l'assurdità logistica: ribadisco
costruiscono le e-mtb più prestazionali tecnologiche del pianeta e poi, per un problema al telaio, non hanno una struttura diagnostica nazionale, pretendendo che il cliente si accolli lo smembramento della bici e i rischi finanziari di una spedizione dall'altra parte d'Europa, rimanendo a piedi per un periodo non determiato. Spero che questo chiarisca definitivamente la situazione!